Revolution n.19 – Il manifesto degli spazi

Revolution n.19 – Il manifesto degli spazi

 

 

“You say you want a revolution

Well, you know

We all want to change the world

You tell me that it’s EVOLUTION

Well, you know

We all want to change the world

Don’t you know it’s gonna be

ALRIGHT

ALRIGHT

ALRIGHT”

 

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Era il 1968 e i Beatles pubblicavano il loro White Album, una scarica di suoni che si abbatteva come una bufera contro le melodies del momento, come ad urlare “Hey men! Pensavate che sarebbe stato tutto sempre così dolce?!”. Un collage sonoro che rompeva gli stilemmi classici della composizione musicale e creava scompiglio e disordine nella tranquillità radiofonica.

Era una vera rivoluzione! Non a caso il brano simbolo era intitolato Revolution n.9, preceduto in scaletta dal più orecchiabile Revolution n.1 (insieme casualmente formano questa coincidenza numerica con il covid).

 

Quella che è avvenuta nella musica con i Beatles, come dicevano loro stessi nel testo d’altronde, è stata una EVOLUZIONE. Si passa per una rivoluzione per raggiungere evoluzione. La rivoluzione non è sintomo di disastro ma di cambiamento, trasformazione, progresso.

 

Certo ogni rivoluzione, purtroppo, ha i suoi costi ed è sempre dura da affrontare; cerchiamo sempre di restare ancorati a quello che ci ha tenuti a galla fino a quel momento senza riflettere che siamo solamente aggrappati alla paura di cambiare. Ma tutto andrà bene, don’t you know it’s gonna be alright…

 

È solo questa tempesta che ci fa venire il mal di mare, ma noi siamo fatti così, poi siamo sempre pronti ad accogliere nuove sfide e cambiamenti; è l’uomo, un po’ indolente ma poi risolutivo.

 

E così dopo questo cataclisma molte cose cambieranno, soprattutto l’interpretazione degli spazi e la loro percezione.

 

La quarantena che abbiamo vissuto in questi giorni ci ha fermati, ci ha messi a sedere e a riflettere su tutto ciò che ci circonda, su come abbiamo vissuto e come dovremo farlo, sulle interazioni e sugli ambienti. Noi vogliamo esprimere la nostra opinione proprio su questi ultimi, perché ce ne occupiamo, perché siamo esperti di questo, e perché del resto ne lasciamo parlare gli altri.

 

Noi parliamo di spazi, non di arredo… SPAZI.

Forse non restavamo nelle nostre case così a lungo da tempo, ma credo che non ci siamo mai stati… forse la febbre più lunga ci avrà tenuto una settimana legati a casa ma non ci ha mai distolto dal mondo che c’era fuori le mura, la testa è sempre stata altrove.

 

Invece in questi giorni abbiamo VISSUTO veramente le nostre case, tutti insieme. Non sono state più il ritrovo serale dopo il lavoro o la scuola, cena, tv e nanna…

Ci siamo stati dentro h24 sette su sette. Le abbiamo prima trascurate come al solito, poi le abbiamo analizzate da cima a fondo. E il lavoro ce le ha fatte vivere ancora una volta in più, diversamente, lo stesso lo ha fatto la scuola con i nostri figli che si litigavano lo spazio per studiare, mentre noi magari dovevamo cercarci un angolino per non disturbarli. Si all’inizio è stata tutta una vacanza perché si pensava durasse poco e allora si, relax. Però ci siamo dovuti subito adattare ai nuovi standard per riprendere il lavoro.

 

Così come chi a lavoro non ha mai smesso di andarci. Nuove disposizioni, nuovi spazi, nuove postazioni. Da remoto o in azienda, abbiamo cambiato la muta alle nostre abitudini… distanze, protezioni, uno alla volta, fuori di qui!! Che fatica adattarsi…

 

Ma in casa come al lavoro è stato difficile abituarsi perché gli SPAZI, quelli che noi avevamo progettato prima per stare comodi e felici, adesso ci fanno sentire oppressi, non ci danno spazio, aria, siamo costipati, vorremmo spaccare tutto e mandare a quel paese il mondo intero… probabilmente lo abbiamo fatto tutti dentro di noi, ma soprattutto perché ci domandiamo: e se fossimo stati più “millennial”? Se avessimo abbracciato prima questa tendenza verso l’homeworking? SE AVESSIMO GESTITO MEGLIO I NOSTRI SPAZI?

 

È proprio questo.

 

Se avessimo gestito meglio i nostri spazi. Punto.

 

Non serve “ringiovanire”. Bisogna solo essere SMART.

 

Ecco perché NOI CREDIAMO NEGLI SPAZI e in tutto quello che valgono… ecco perché cambieranno e dovranno cambiare. Dalla tendenza alla ricerca di case più piccole, le vogliamo comunque funzionali e pronte ad accoglierci anche alla prossima pandemia (che mi auguro fortemente non ci sia!) affinchè possiamo lavorare e studiare ognuno con il suo spazio, ma soprattutto affinchè le possiamo vivere quotidianamente con gioia, libertà e comodità, dobbiamo essere felici di rientrare a casa e desiderarla, perché la nostra casa è bella e comoda e ci faccio tutto quello che voglio in serenità.

 

E a lavoro, le nostre postazioni saranno diverse, magari qualcuno lavorerà da casa, ma ci siamo, è l’evoluzione delle cose…

 

Qualcuno penserà, “no tornerà tutto come prima” o “e adesso cosa vuol dire?? Che succederà???”… beh noi pensiamo che siamo giunti al cambiamento, seppur forzato ma inevitabile… e, non abbiate paura perché sarà allo stesso tempo stimolante e divertente…

 

Guarderemo i nostri spazi con occhi diversi e la nostra attenzione sarà focalizzata su altre esigenze, prima funzionali ma allo stesso tempo estetiche, perché l’estetica non morirà mai, non si può vivere senza. Ma la funzionalità dei nostri spazi ci metterà difronte scelte da dover prendere e soluzioni da trovare.

 

NOI CREDIAMO NEGLI SPAZI PERCHE’ CREDIAMO NELLE SOLUZIONI.

 

Einstein sosteneva che la prossima guerra mondiale si sarebbe combattuta con la clava, noi crediamo più con il metro, magari a cavallo di un Interior Designer…

 

 

Abbiate fiducia.

 

 

ROBERTO PERSIA

Interior Designer – Marrollo Rappresentanze

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